Consulenze del prof. Gabriele Buracchi Psicologo e Nutrizionista Consulente EnerZona Per informazioni e appuntamenti 3391244602 oppure scrivere a: FIRENZE presso ambulatorio Viale dei Mille 96. REGGELLO (Firenze) presso CENTRO MEDICO via Mentana 14 tel 055 868308 MONTEVARCHI (Arezzo) presso CLINICAL CHEMISTRY via Roma 181 tel 055982998 PRATO presso Studi Medici V.le Montegrappa 24 tel 0574 575259 QUARRATA (Pistoia) presso Studi Medici Galeno Srl via via Ronchi 17 S.CROCE SULL'ARNO (Pisa) presso CENTRO SALUS tel 0571 34484 POGGIBONSI (Siena) presso CENTRO MEDICO DIAGNOSTICO VALDELSA P.le Industria 3 tel 0577 936055 SIENA presso Parafarmacia Massetana. Strada Massetana Romana 54 (lato tangenziale) tel. 0577532052 In Maremma siamo a: GROSSETO presso: Studio medico "SALUTE PIU' Viale Europa 31 tel 0564 451894 Centro Riabilitativo "PEGASO" Via Birmania 72 tel 0564 457903 PAGANICO (Grosseto) presso Ambulatorio Medico Corso Fagarè 48 tel 0564 905619 FOLLONICA (Grosseto) presso Istituto Fisiokinesiterapico Follonichese Via Bicocchi 1/E (ex-cartiera)tel 0566 263298 ORBETELLO SCALO (Grosseto) presso Argentario Medica Piazza Odoardo Borrani 8-9-10 tel. 3391244602 In Umbria siamo a ORVIETO (Terni) c/o Natura Naturans Studio di Medicina Naturale. Strada del Lapone 6 tel.0763343537 E' possibile effettuare TEST della ZONA TEST PER ALLERGIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI prenotandoli presso gli ambulatori di : Firenze Reggello Prato Grosseto Follonica Paganico telefonando al 3391244602 o scrivendo a:
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Omega 3 -ω 3- a cura del prof. Gabriele Buracchi Nutrizionista e Psicologo consulente EnerZona |
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[ZONA/Disturbi dell'Alimentazione]
Visita anche: Intolleranze alimentari e dietoterapia Cosa sono i disturbi del comportamento alimentare |
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| Intorno agli anni' 70 si cominciarono a studiare gli "Inuits", una popolazione eschimese che si cibava prevalentemente di pesce e che abitava le coste della Groenlandia e del Giappone. Tra gli Inuits emerse molto chiaramente un'incidenza particolarmente bassa di malattie all'apparato cardiovascolare, ma anche di diabete, asma bronchiale, sclerosi multipla, psoriasi. |
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Questi fenomeni furono messi in relazione al loro tipo di alimentazione "marittima". Ma quali sarebbero le sostanze responsabili di questa incidenza così bassa di malattie gravi e così diffuse nei paesi ricchi? |
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Naturalmente non tutti i grassi sono uguali. Non volendo opprimere i lettori con la biochimica, mi limiterò a ricordare alcune caratteristiche, probabilmente note a molti, che permettono immediatamente di distinguere i vari tipi di grassi.
Quindi, tanto più il grasso è insaturo tanto più tenderà a restare liquido a basse temperature.
Oltre a questi grassi presenti in natura, all’inizio del XX secolo furono messi a punto processi industriali che permettono di produrre grassi artificialmente saturati a partire da grassi insaturi. Questi grassi, detti grassi trans, -molto rari in natura- sono spesso utilizzati nei prodotti confezionati o per le fritture nei fast food, perchè molto più stabili alla cottura e facilmente conservabili. Purtroppo l'assunzione di acidi grassi trans fa diminuire il rapporto tra colesterolo buono (HDL) e quello cattivo (LDL) in modo maggiore rispetto a qualsiasi altro tipo di grasso. Questo fatto ha gravi conseguenze sull’apparato cardiocircolatorio. Oltre a ciò il processo di idrogenazione utilizza il nichel (un prodotto potenzialmente nocivo) come catalizzatore. Anche gli acidi grassi polinsaturi, però, non sono tutti uguali. Quelli che si sono rivelati particolarmente interessanti sono quelli della serie Omega 3 a catena lunga:
Non si tratta solo dell’esempio degli Inuits, ma anche di numerosi altri studi epidemiologici che dimostrano come chi mangia pesce almeno una volta alla settimana ha minori probabilità di avere un infarto cardiaco rispetto a chi non ne mangia affatto. Naturalmente si consiglia di consumare pesce almeno tre volte alla settimana. Questi dati sono stati confermati anche dallo studio GISSI-Prevenzione (1), realizzato da medici cardiologi ospedalieri in collaborazione con l’Istituto Mario Negri. Lo studio ha evidenziato una significativa riduzione della mortalità in pazienti con fattori di rischio per malattie cardiovascolari trattati con dosi farmacologiche di omega-3. Altri studi epidemiologici mostrano che diete ricche in omega-3 sono associate a una minor incidenza di sindromi depressive. Solo per fare un raffronto, in Giappone, dove il pesce è un normale costituente dell’alimentazione, si ha una percentuale minore di disturbi depressivi rispetto alla Germania, dove il consumo di grassi è prevalentemente costituito da acidi grassi saturi.
Uno studio (3) specifico ha dimostrato come particolarmente indicato l’uso degli omega 3 nel trattamento dei sintomi del distress psicologico e dei sintomi depressivi che si osservano nella transizione vero la menopausa nelle donne di mezz’età. Altri studi fanno pensare addirittura che la disponibilità di Omega-3 per le cellule nervose abbia avuto un ruolo importante nell’aumento della massa cerebrale nel passaggio evolutivo che ha portato dagli ominidi all’uomo. Questa affermazione non ci deve apparire strana dal momento che il DHA è la sostanza essenziale per la creazione del tessuto nervoso ed è probabilmente l’unico acido in grado di stimolare la crescita delle cellule nervose. In Inghilterra alcuni studi hanno evidenziato come un gruppo di studenti alimentati con una dieta ricca in Omega-3 avesse rendimenti scolastici migliori rispetto ad altri alunni. In Indonesia le bambine mostrerebbero un rapporto proporzionale fra alimentazione ricca di Omega-3 e sviluppo cerebrale. Molti altri studi sperimentali, condotti tanto su modelli animali quanto nell’ uomo, mostrano un aumento della memoria, dell’orientamento nello spazio e nel tempo, delle capacità d’attenzione e più in generale delle facoltà cognitive. Gli Omega 3 rendono le membrane cellulari morbide e ne migliorano la permeabilita’. Possiedono azione vasodilatatrice, antiipertensiva, anticoagulante, antiaggregante, antiaritmica, antiinfimmatoria, antiallergica e innalzano le difese immunitarie. Sta a noi utilizzare i cibi in modo giusto. Non dobbiamo però dimenticare che se consumiamo carboidrati veloci e per di più da soli, come ad esempio un bel piatto di pastasciutta, un dolce, una bibita gassata, una merendina, produrremo molta insulina. Questo evento induce a sua volta la formazione di acido arachidonico (AA), sostanza che influenza l’organismo nella direzione opposta a quella degli omega 3. Per questo motivo non è solo importante assumere alimenti che contengano omega 3, ma anche adottare una alimentazione equilibrata che eviti al massimo gli sbalzi della glicemia. Questo può essere ottenuto rispettando i rapporti 40/30/30 nei vari pasti della giornata e consumando carboidrati a basso indice glicemico. Prosegui con: |
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[dieta ZONA 1] [dieta ZONA 2] [indice glicemico 1] [indice glicemico 2] [indice glicemico 3] [carico glicemico] [in ZONA 1] [in ZONA 2] [i blocchi] [esempi in ZONA] [tabelle miniblocchi] [dolce veleno 1] [dolce veleno 2] [veleni dolci] [NO al junk-food] [leggere le etichette] [Omega 3] [il TEST della ZONA] [antiossidanti] [il TEST ANTIAGE] [bellezza in ZONA] [la ZONA e le donne] [allergie/intolleranze] [allergia al Nichel] [la celiachia] [attività fisica] [rilassamento] [Omega3/depressione] [ZONA/Disturbi dell'Alimentazione] |
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Bibliografia della pagina (1) GISSI-Prevenzione Investigators (Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell'Infarto Miocardico) 1999. Dietary supplementation with n-3 polyunsaturated fatty acids and vitamin E after myocardial infarction: results of the GISSI-Prevenzione trial. Lancet 354 (9177) : 447 – 455 (2) Fontani G.,e coll. 2005. Profili ematici,grasso corporeo e stato umorale in soggetti sani che seguono diete differenti integrate con acidi grassi polinsaturi omega 3. Europ. J.of Clin. Investig. 35, 499-507 (3) Lucas M., Asselin G., Merette C., Poulin M.J., Dodin S. (2009). Ethyl-eicosapentaenoic acid for the treatment of psychological distress and depressive symptoms in middle-aged women: a double-blind, placebo-controlled, randomized clinical trial. Am J. Clin Nutr ; 89:641–51. |
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